venerdì 19 settembre 2014

Mamma li turchi!

Si chiama Alibaba, ma in realtà è un "pericolo giallo" quello che minaccia i colossi americani dell'e.commerce eBay e Amazon

Jack Ma - courtesy of:  http://dealbook.nytimes.com/2012/05/20/yahoo-will-sell-a-stake-in-alibaba/?_php=true&_type=blogs&_r=0
Alibaba Group, il colosso cinese che possiede Alibaba.com, piazza mercato online per le piccole imprese, Taobao, l'eBay cinese, Alipay, il servizio di pagamento on line simile a Paypal e TMall, piattaforma dedicata a marchi e rivenditori, è sbarcata a Wall Street e l'ha letteralmente sbaragliata aggiudicandosi il prezzo di apertura più alto della storia americana. Un gigante con trecento milioni di utenti attivi che nel 2013 hanno generato transazioni per un valore di quasi 250 miliardi di dollari. Un competitor temibile per eBay e Amazon, anche se occorre ricordare che il mercato cinese ha dimensioni immense ed i grandi numeri ne sono una logica conseguenza. Tutto questo senza voler sminuire il gigante dell'e.commerce, nato da un'idea di Jack Ma, l'insegnante che ha costruito la propria fortuna scommettendo sul futuro di Internet e sulle sue potenzialità. Il colosso prosegue la sua marcia di conquista del mondo digitale, ha infatti acquistato una quota di Weibo, il twitter cinese. Il "pericolo giallo" che nel nostro Paese ha messo in crisi i negozi di abbigliamento e che sta conquistando il settore della ristorazione, invadendo anche quelle che erano nicchie di eccellenza italiane come i ristoranti tipici, le pizzerie, le vinerie, dilaga anche nel campo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Di sicuro, Bezos e Cook avranno qualcosa cui pensare nei prossimi anni.

giovedì 18 settembre 2014

Mi avevi già convinto al "ciao"



“RISCHI E OPPORTUNITÀ DEL WEB 3.0 E DELLE TECNOLOGIE CHE LO COMPONGONO”

Ritorno al futuro. Scenari, orizzonti, predizioni…
È iniziata così questa recensione, quasi per scherzo, con un tweet nel quale mi chiedeva di fargli sapere cosa ne pensavo del suo libro. Rudy Bandiera, difficile definirlo: leggenda del web? Evangelist? Sicuramente una di quelle figure professionali che dieci anni fa neanche te le sognavi. Eppure eccolo qui, Smart Italia gli ha regalato una vettura rispondendo a una sua digital boutade divenuta virale con l’hashtag #unamacchinaperRudy. “Niente male - ho pensato apprendendo la notizia - guarda fino a che punto i social media ed il personal branding sono arrivati nel giro di un tempo infinitamente breve rispetto a quello del marketing tradizionale”. Chissà fino a quali livelli la visibilità conquistata sul web dilagherà nel mondo reale, forse fino a integrare vita reale e vita virtuale in profondità, creando una sorta di “nuovo mondo”. Chissà.

Ma ecco, il libro. L’ho acquistato dopo aver gioiosamente usufruito della prima trentina di pagine scaricate gratuitamente - la famosa gratuità del web. Dopo le prime dieci righe gli ho twittato mi avevi già convinto al ciao, ricordando la battuta che Renée Zellweger dice a Tom Cruise in Jerry Maguire. Per similitudine. Quelle poche righe mi erano piaciute, mi avevano già convinto. Il libro l’ho subito acquistato. La lettura è stata gradevole, facile, lo stile di Rudy è al contempo brioso, accattivante, coinvolgente sebbene tratti argomenti di non facile comprensione. Almeno non per me, che appartengo a quella categoria che lo stesso Rudy Bandiera nel libro definisce “ibridi tecno-analogici”, vale a dire quelli che Internet, la rete globale e le nuove tecnologie della comunicazione se le sono ritrovate tra capo e collo. È stato un po’ come passare dall’Età della Pietra a quella dei motori a scoppio nell’arco di due giorni. E sì, devo ammettere che anche se molti potrebbero definirmi come una sorta di fossile del Mesozoico, essere stata protagonista dello switch che dalla preistoria ci ha proiettato nell’era di Internet è stata l’avventura più spettacolare della mia vita. E sì, mi dà soddisfazione poter affermare “Io c’ero”.

Ma ecco, parliamo del libro. Il futuro sarà digitale e connesso, parola di Rudy Bandiera. E il nuovo marketing sarà experience-oriented, l’azienda che saprà dare al cliente finale la sua “dose” di esperienza, intesa come sperimentazione di sensazioni, emozioni, sentimenti, avrà in mano il pallino delle nostre vite. O forse no, forse il futuro sarà così interconnesso e così tagliato su misura sui nostri desideri che vivremo in una sorta di nirvana, con l’orologio che al mattino al nostro risveglio ci dirà come stiamo, se abbiamo bisogno di un caffè corroborante o di una salutare spremuta di arancia e che attiverà a distanza la macchinetta del caffè o lo spremiagrumi. Nel frattempo si preoccuperà di fare un check al motore della macchina, ci segnalerà se dovremo fermarci al distributore per fare benzina e, verificato lo stato del traffico, ci indicherà il percorso più veloce per raggiungere l’ufficio. Oppure no, saremo così interconnessi che non dovremo nemmeno più recarci in ufficio, lavoreremo direttamente da casa utilizzando device intelligenti con i quali potremo attingere e scambiare attraverso il Cloud informazioni, documenti, file di testo, immagini, video e suoni. Forse avremo anche la possibilità di interagire e di creare ologrammi che ci daranno l’illusione della realtà aumentata, e realizzare oggetti grazie alle stampanti 3D.

Mi fermo qui, credo di aver dato un’idea sufficientemente allettante della fatica letteraria del “giornalista e consulente web, esperto di relazioni umane cyborg”, che ha il pregio di aver fatto quello che molti di noi -internauti per professione - vorrebbero fare da sempre ma che da sempre non ne trovano mai il tempo - o la volontà -: prendere tutti i brandelli di informazione, le news frammentate, i fili sospesi, tutti i bit vaganti nel nostro ecosistema digitale e metterli in relazione, trovare assonanze e connessioni, trarne induzioni e deduzioni, disegnare lo stato dell’arte sul quale costruire ed espandere il futuro, ramificarlo, ampliarlo e farlo germogliare traendo linfa da intuizioni creative e visionarie. Confortato e supportato dalle intuizioni di altrettanti visionari, persone preparate e competenti nei diversificati campi che le nuove tecnologie hanno disegnato e forgiato. Sono parte integrante del libro infatti i contributi di professionisti del web e delle tecnologie ad esso connesse che, citando Rudy Bandiera "hanno aderito al progetto in amicizia, consapevoli che la conoscenza di queste nuove tecnologie può essere un bene per tutti". Ed anche questo, a mio avviso, segna un punto a favore di Rudy Bandiera: nel mondo dei social network e della Rete, del protagonismo sfrenato, ha saputo e forse voluto fare un passo indietro, lasciare spazio anche ad altre guest-star per offrire lo scorcio di futuro più completo, omnicomprensivo, sconvolgente, inquietante, entusiasmante, eccitante, infiammante, travolgente che io abbia mai potuto intravedere. Ma io sono una social media addicted, ho una dipendenza dalle nuove tecnologie, non faccio testo.

martedì 8 aprile 2014

Every girl digital



UNA PAGINA FACEBOOK PER CONDIVIDERE STORIE DI DONNE CHE  SI SONO AFFERMATE CON LA TECNOLOGIA


Lo scorso mese di marzo la Camera ha bocciato le quote rosa, il meccanismo che alle prossime elezioni avrebbe potuto garantire un’adeguata presenza femminile nel Parlamento italiano. Alcune rappresentanti del sesso femminile hanno visto nell’emendamento, sottoscritto in modo trasversale da molte parlamentari di tutti gli schieramenti, un tentativo di far divenire le donne una sorta di “specie protetta”. Altre invece, constatano tristemente l’arretratezza culturale del nostro Paese che viene ben rappresentata anche sui banchi di Montecitorio ma non solo. In effetti, io credo che nonostante le battaglie del movimento femminista negli anni ‘60 e le grandi conquiste delle donne da allora fino ad oggi, ci troviamo ancora a confrontarci con una sorta di discriminazione verso il sesso femminile.
E dato che in questa rubrica si parla soprattutto di social network e di tutto quanto ruota intorno ai nuovi potenti strumenti di comunicazione che sono nati e si sono così prepotentemente affermati grazie alla Rete, ecco il nocciolo della questione: le donne sono in minoranza anche in questo innovativo e promettente settore.
E tutto questo accade certamente non perché manchino di competenze e attestati accademici, oltre che delle capacità per colmare questa sorta di digital divide nei confronti dell’altra metà del cielo, quella maschile per intenderci. No, i motivi devono essere altri e occorre superare velocemente questo gap, almeno per quella parte di donne che desiderano conquistarsi un posto di rilievo nel settore del digitale e delle Tic (tecnologie dell'informazione e della comunicazione) seguendo l’esempio delle poche “pioniere” che hanno fiutato il business ed ora si trovano a cavalcare l’onda… informatica.
Neelie Kroes www.inspiringfifty.com
È di marzo infatti una dichiarazione di Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea, che afferma: «La tecnologia è troppo importante per essere lasciata solo agli uomini! Ogni settimana incontro donne eccezionali nel campo della tecnologia. Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione non sono più per pochi smanettoni. Sono fantastiche e sono il nostro futuro! Solo il 9% di donne tra gli sviluppatori di app? Ma andiamo! Provate a sviluppare un'app e scoprirete che può essere uno spasso!».
Insomma, l’economia digitale e il settore delle app in Europa sono in piena espansione, ma dove sono le donne? Anche qui purtroppo la presenza femminile è quasi inesistente se si considerano i dati snocciolati dalla stessa Commissione europea: in tutto il territorio dell’Unione solo 9 sviluppatori su 100 sono donne, solo il 19% dei manager nel settore delle Ticd è di sesso femminile (dato avvilente se paragonato al 45% registrato in altri settori dei servizi). Inoltre, solo il 19% degli imprenditori nel settore delle Tic è di sesso femminile (contro il 54% in altri settori dei servizi), mentre per quanto concerne la forza lavoro in questo settore le donne non arrivano alla soglia del 30%.
Forse il gentil sesso ritiene il settore delle Tic più adeguato alla mentalità maschile, pragmatica e portata al calcolo matematico e alla tecnologia? A parte il fatto che conosco ingegneri, architetti, informatici di sesso femminile in grado di fare pelo e contropelo a qualsiasi collega di genere maschile, il settore in realtà offre possibilità di occupazione in diversi ambiti che non sono rigorosamente collegati con la tecnologia in senso stretto.
E se il numero di donne laureate in informatica è in calo (3% di donne rispetto al 10% di uomini), nondimeno Neelie Kroes lancia la sua sfida: «Vogliamo fornire una piattaforma dove le donne possano condividere le proprie esperienze e raccontare come si sono affermate con la tecnologia. I casi di donne che hanno avuto successo sono tanti. Raccontateci la vostra storia e aiutateci a ispirare la prossima generazione!».
Per aderire alla campagna occorre realizzare un video raccontando la propria storia sulla vita nel settore digitale e caricarlo sulla pagina Facebook "Every Girl Digital".
La Commissione europea ha infatti lanciato questa campagna per trovare e celebrare modelli che incoraggino le giovani donne e le ragazze a intraprendere lo studio e a perseguire una carriera nel settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Naturalmente l’invito è esteso anche agli uomini, poiché l’obiettivo è condividere il maggior numero possibile di casi di successo nell'economia digitale, così da ispirare altre donne e ragazze e spingerle a considerare una carriera nel campo della tecnologia.
Le donne hanno grandi potenzialità per riuscire in questo campo, come testimoniano le donne ispiratrici che hanno dato il via alla campagna: Monique Morrow, @mjmorrow, in Svizzera, non avrebbe mai pensato di intraprendere una carriera nel settore It (Information technology). A portarla su questa strada è stata la sua capacità di risolvere i problemi. Grazie all'informatica ha girato il mondo, conosciuto diversi settori e fatto molte esperienze interessanti. È una vita che le piace e la trova divertente.
Lindsey Nefesh-Clarke, @WomensW4, in Francia, lavora nel settore delle Tic e si occupa di sviluppo. Le Tic hanno per lei il potere di trasformare il mondo, favorendo l'emancipazione femminile. L'ingresso del Bangladesh nell'era digitale l'ha portata dove si trova adesso. Il suo consiglio per le ragazze? «Cosa aspettate? Provate per credere!».
Sofia Svanteson, @sofiasvanteson, in Svezia, consiglia alle giovani donne che desiderano intraprendere una carriera nel comparto tecnologico di aprirsi alle potenzialità offerte dalla tecnologia. Secondo lei, i progressi in questo campo non possono essere fini a se stessi; solo qualcosa di intuitivo e che abbia un senso può cambiare in meglio la vita delle persone. Sofia ritiene straordinario poter far parte di questo processo.
Altre donne si sono raccontate: Eva Berneke (Danimarca), Anneke Burger (Paesi Bassi) e Naomi Shah (Stati Uniti). Cliccando questo link http://inspiringfifty.com/ o meglio qui http://inspiringfifty.com/50-inspiring-women-list-2013-nl-2/ potrete scoprire storie illuminanti.

Be Social, be digital, be smart.


Fonti: Ufficio Stampa Commissione Europea

martedì 1 aprile 2014

Tablet delle mie brame

QUAL E' IL PIU' USEFUL DEL REAME?

courtesy of Apple.com
Sembrerebbe in arrivo il nuovo Ipad Pro che avrà uno schermo da 12,9 pollici mentre, è notizia di oggi, su App Store è disponibile (finalmente) Microsoft Office per Ipad. La lieta novella ha subito attirato la mia attenzione perché, confesso, ho litigato parecchio con il mio tablet proprio per i limiti che ora sembrerebbero superati o in procinto di esserlo: schermo piccolo, software inesistente o quasi. Il problema non era da poco tanto che, ammetto, a un certo punto mi ero rassegnata ed ero arrivata alla conclusione che, sì, il tablet è il concentrato di una fantastica tecnologia ma poco utilizzabile per chi, come me, ha necessità di scrivere testi anche piuttosto lunghi magari alle conferenze stampa o durante un'intervista. Non parliamo poi della necessità di scaricare allegati dalle e.mail, nove volte su dieci non si riesce perché non è stato installato il software e chi ha tempo di andarselo a cercare e acquistare?
courtesy of sxc.hu
Spesso ho risolto scrivendo appunti e interviste in una nuova mail ed inviandola alla mia casella di posta elettronica ma non vi dico con quale difficoltà. Ho dita abbastanza affusolate ma scrivere con quelle mini tastiere a video è praticamente impossibile, si deve ricorrere al correttore automatico continuamente e nel frattempo si perde un pezzo di conversazione. Sì certo, ci sono anche le mini tastiere da agganciare ma lo schermo rimane piccolo mentre il peso diventa grande per essere trasportato in una borsetta. Too coquettish?

Quando l’azzardo non è più un gioco

NASCE A VARESE MA DEBUTTA A FIUGGI L’E.BOOK SUL GIOCO PATOLOGICO


“Giochi pericolosi: quando la scommessa diventa la tua vita. Azzardo e lavoro: binomio sostenibile?” questo il titolo del volume a cura di Vera Stigliano, presidente dell’Ordine Consulenti del Lavoro di Varese, e Daniela Capitanucci, presidente onorario And - Azzardo e nuove dipendenze di Gallarate (Va) presentato al Festival del Lavoro (Fiuggi, 20-22 giugno 2013)

“Il lavoro al centro dello sviluppo”. Questo il titolo della 3 giorni nell’ambito della quale a Fiuggi è stato presentato il volume “Giochi pericolosi: quando la scommessa diventa la tua vita. Azzardo e lavoro: un binomio sostenibile?”.
È essenziale che il lavoro, e non l’azzardo, si ponga al centro delle politiche economiche italiane, ancor più in un momento di crisi e recessione come quello attuale. Invece, dimenticando il cardine fondante della nostra costituzione, l’Italia in questo ultimo decennio parrebbe essersi trasformata da Repubblica fondata sul lavoro a Repubblica fondata sull’azzardo.
Ecco allora che dal sodalizio tra le due curatrici, l’una consulente del lavoro e presidente dell’Ordine provinciale di Varese e l’altra psicologa esperta in materia di gioco d’azzardo e fondatrice di And - Azzardo e Nuove Dipendenze (associazione di solidarietà familiare che dal 2003 accoglie le storie drammatiche di chi ha sperimentato lo stravolgimento della propria vita a causa dell’azzardo), nasce il percorso che ha dato origine al volume: a partire dalla provocazione lanciata (e raccolta) al mondo delle professioni e alla società civile, nel libro viene sviscerato l’intreccio tra mondo del lavoro e patologia da gioco d’’azzardo.
L’analisi condotta da Stigliano e Capitanucci mette in luce quanto il dramma della dipendenza da gioco d’azzardo (sebbene spesso venga vissuto in solitudine e vergogna dalle persone colpite) si configuri invece come un fenomeno tutt’altro che privato, col rischio di trasformarsi in una emergenza sociale allorché, come analizzano le curatrici, il fenomeno del gioco d’azzardo patologico si mostra essere tutt’altro che ininfluente sul mondo del lavoro. Perché se è vero che oggi in Italia anche l’azzardo è un’industria fiorente con un fatturato che nell’anno 2012 ha sfiorato i 90 miliardi di euro, è anche vero che il business dell’azzardo ha anche dei costi che se si abbattono sulla collettività e diventano rilevanti allorché vanno ad interferire con altri ambiti, quale ad esempio quello lavorativo, per ciò stesso andrebbero contabilizzati.
Il volume rappresenta il documento finale, la testimonianza tangibile, messa a disposizione della collettività, di quanto emerso nel convegno in due moduli “Gioco d’azzardo patologico: causa ed effetti sul nostro territorio” organizzato a Varese dall’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Varese, dall’Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro e da And-azzardo nuove dipendenze tra ottobre e dicembre 2012. L’evento ha visto il coinvolgimento eccezionale di ben una decina tra Ordini e Collegi professionali del territorio ma non solo, anche il Consiglio notarile di Milano ha aderito all’iniziativa riconoscendone il valore.
Questo il link per acquistare l’e.book “Giochi pericolosi: quando la scommessa diventa la tua vita. Azzardo e lavoro: un binomio sostenibile?” http://ecommerce.consulentidellavoro.it/index.php?id_product=51&controller=product

martedì 11 giugno 2013

I 10 passi della cyber-sicurezza


Al termine del convegno organizzato dall’Ordine degli Ingegneri di Varese stilato il decalogo per proteggere i dati in Rete

Al crescere dei servizi offerti su Internet, dalla possibilità di fare acquisti fino all’archiviazione dei dati nei cosiddetti cloud - le nuvole allocate su server gestori che consentono un rapido accesso da qualsiasi dispositivo: pc, mobile, tablet… -, diventa sempre più importante mettere in atto quegli accorgimenti che consentono di proteggere da possibili “attacchi” la propria identità e le informazioni immesse in Rete. A questo occorre aggiungere anche la scarsa dimestichezza di alcuni utenti di questi servizi che, spesso, cadono nei tranelli delle e.mail civetta, il cosiddetto phishing, che con vari stratagemmi inducono a trasmettere le proprie password o numeri di carta di credito a chi, dall’altra parte, è pronto a ripulire il conto corrente.
Questo il cuore del convegno che si è tenuto ieri al centro congressi Ville Ponti di Varese, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri varesino, che ha visto al tavolo dei relatori alcuni dei maggiori esperti in materia.
Dopo il saluto del presidente dell’Ordine, Roberta Besozzi, e del presidente del Consiglio nazionale ingegneri (Cni), Armando Zambrano, ad aprire il convegno è stato Pietro Vassalli, tesoriere dell’Ordine e componente della Commissione Ingegneria dell’Informazione del Cni.
Lo scenario è estremamente complesso, come emerge dall’intervento di Maurizio Dècina: «Attualmente siamo alla fase 3, al cosiddetto Internet delle cose (dopo web e social network): si parla di 1000 oggetti per persona, mille miliardi di entità che parlano tra di loro all’interno di una grande Internet, per fare tutto lo scibile umano: dal controllo dell’ambiente al monitoraggio di quello che succede (alluvione, evento ambientale) alla logistica, al trasporto dei veicoli, ai servizi mobili, alla sanità, all’ingegneria industriale, all’energia (smart grid) per arrivare alle smart city. In Giappone sessanta milioni di abitanti usano il telefonino per pagare, in India i cartelloni delle fermate degli autobus sono dotati di sensori ai quali ci si può connettere con il cellulare... quindi tra 10 anni come si parlerà di sicurezza nella Rete? Un bel pilastro della sicurezza del futuro è il Secure Element che sarà inserito all’interno della sim card o, in alternativa, tramite carta esterna, all’interno del dispositivo stesso o nel software».
Nai Fovino: «La cyber sicurezza non è soltanto un problema del diritto della persona, ma coinvolge anche aspetti quali la proprietà intellettuale e la contraffazione. I nuovi device che ci consentono di essere sempre connessi, purtroppo ci rendono anche vulnerabili: i telefonini sono ormai divenuti dei computer nei quali sono stivate tutte le informazioni che ci riguardano. Nel futuro interagiremo sempre di più oltre che con i vari dispositivi, anche nella nostra casa, anche e soprattutto con infrastrutture critiche. Occorre quindi che queste infrastrutture si dotino di una regolamentazione per la sicurezza. Infine, chi meglio riuscirà a proteggere la propria identità, aumenterà la sicurezza delle proprie attività in Rete».
Gerardo Costabile: «Molti degli attacchi alla sicurezza provengono dall’interno delle aziende, è un problema del quale si parla poco ma esiste e causa danni enormi. Parlando di cyber spionaggio, sulla Rete esistono servizi di vendita on line di siti clone, di virus (trojan) oppure di infezioni “esclusive” per sottrarre dati, si tratta di veri e propri supermercati del cyber crimine con tanto di listino prezzi. Il phishing sta cambiando, il 27% degli utenti del web cade in questi tranelli, oggi il messaggio è molto personalizzato e sta diventando un misto tra e.mail e virus, il cosiddetto malware (codice che si installa nel device): mai cliccare su un link di phishing neppure per curiosità, perché oggi ci sono i cosiddetti drive bad download, vale a dire infezioni che si installano con un semplice click sulla pagina incriminata. Nell’84% dei casi la compromissione iniziale avviene nell’arco di poche ore, mentre nel 22% dei casi il ripristino della normalità richiede anni. Le contromisure? La sensibilizzazione degli utenti sui rischi della diffusione dei dati in Rete».
Alfredo Gallistru: «I nemici della information security oggi sono gli hacker, alcuni servizi gratuiti on-line, l’inconsapevolezza dei rischi ed il rifiuto dell’applicazione delle best practice, delle elementari norme di sicurezza dell’utilizzo dei sistemi digitali».
Al termine del convegno, moderato da Carlo Massarini, a fronte di tante questioni aperte la risposta degli ingegneri si è concretizzata in una sorta di decalogo di buone regole per migliorare la propria sicurezza in Rete:
1) Prima di digitare i dati della carta di credito verificare che il sito usi un collegamento del tipo https:// per avere la garanzia che la connessione sia cifrata. Attivare i servizi di sicurezza delle carte di credito (Sms, Verified by Visa, Mastercard 3D Secure e simili) e usare solo quelle virtuali o tradizionali ma non ricaricabili che non rispondono qualora la transazione non vada a buon fine.
2) Evitare di fare clic sui collegamenti che arrivano via e-mail. In particolare diffidare di tutti i messaggi che chiedono la password di qualche servizio, anche se arrivano da mittenti conosciuti.
3) Tenere aggiornato il sistema operativo del computer e tutti i software che hanno accesso a Internet (incluse le applicazioni per vedere Pdf, visualizzare filmati e così via).
4) Installare sempre un software antivirus, anche gratuito, e tenerlo sempre aggiornato.
5) Diffidare di archivi, filmati e software provenienti da fonti non sicure, come software peer to peer (BitTorrent, Emule e simili).
6) Usare password sempre diverse e robuste per tutti i servizi o negozi a cui ci si iscrive, sfruttando un password manager per memorizzarle. In particolare usare una password sicura per la posta elettronica e cambiarla frequentemente.
7) Se costretti ad utilizzare servizi di accesso a Internet pubblici evitare di accedere a banche online o siti di e-commerce. Se si inseriscono password (anche solo per controllare la posta elettronica) è meglio cambiarle successivamente.
8) Quando si utilizzano dei social network disabilitare le funzioni di localizzazione geografica.
9) Non conservare Pin e password di accesso a servizi bancari o simili nel portafoglio o sul cellulare.
10) Diffidare delle domande di sicurezza per il recupero di password. Utilizzare informazioni volutamente errate ma facili da memorizzare.

lunedì 3 giugno 2013

Internet e sicurezza dei dati

DATI PERSONALI AL SICURO, ANCHE SU INTERNET
L’Ordine degli Ingegneri di Varese organizza un incontro di sensibilizzazione sulle problematiche legate alle nuove tecnologie

Il numero di servizi che sono erogati ai cittadini - non solo da privati, ma anche dalla pubblica amministrazione - tramite Internet è in continua crescita, ma con essi è in aumento il rischio per la sicurezza dei dati. Solo il 51% degli italiani* (peggior percentuale tra i 27 paesi membri della Unione Europea) ha sentito parlare di cybercrime. La maggioranza (35%) solo via televisione, mentre il 49% non ne sa nulla.
Per comprendere meglio queste tematiche e valutare anche i problemi legati alla sicurezza delle reti nazionali di telecomunicazione l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Varese ha organizzato un convegno che si terrà il 10 giugno alle Ville Ponti di Varese, con ingresso gratuito e aperto a tutti, professionisti, imprenditori, cittadini (gradita la registrazione presso la segreteria dell'Ordine: segreteria@ordineingegneri.varese.it).
Al tavolo dei relatori sono stati chiamati esperti di altissimo livello, quali il commissario AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) Maurizio Décina, l’executive director della forensics di Ernst & Young Gerardo Costabile, Alfredo Gallistru, vicepresidente del capitolo italiano di ISACA (Information Systems Audit and Control Association), e Jean-Pierre Nordvik, capo unità della Digital Citizen Security Unit European Commission.
Nel convegno si approfondiranno gli aspetti legati alla sicurezza dei servizi on-line, per un utilizzo corretto e proficuo della Rete, offrendo le necessarie garanzie sia ai privati, sia a professionisti, aziende e imprenditori.
L’incontro sarà moderato da Carlo Massarini, noto conduttore radio-televisivo che dal 1995 al 2002 ha condotto tra l’altro sulla Rai la trasmissione televisiva “Mediamente”, dedicata all’approfondimento di tematiche relative alle nuove tecnologie.
Centro Congressi Ville Ponti (Varese) - Sala Napoleonica - Lunedì 10 giugno ore 15.30


Contatti con la stampa
Patrizia Kopsch
366 4883395

*Fonte: Special eurobarometer 390 - Cyber security report - luglio 2012 - Commissione europea, pag. 35